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martedì 20 luglio 2010

Indovinello sui lupi mannari

Una piccola città, in qualche sperduto luogo della terra, è infestata dai lupi mannari, cioè ci sono alcune persone che durante le notti di luna piena si trasformano in lupi feroci. Si può quindi ragionevolmente pensare che almeno uno degli abitanti di questo strano luogo sia un lupo mannaro. Per fare fronte a questa situazione il sindaco della cittadina emette un'ordinanza, la quale prevede che ogni cittadino che sappia di essere un lupo mannaro, si debba uccidere appena lo scopre. Dato che gli abitanti del luogo sono tutti dei cittadini rispettosi delle leggi, si può dare per certo che effettivamente ogni abitante che scopra di essere un lupo mannaro si uccida. Purtroppo però, un lupo mannaro non si accorge di esserlo e quindi lo può solo capire dall'osservazione di quello che gli sta intorno. A questo punto occorre ricordare che tutte le notti, e quindi in particolare quelle di plenilunio, ogni cittadino incontra tutti gli altri, e pertanto è in grado di vedere i lupi mannari anche se non può comunicare con loro. Dopo la terza notte di luna piena vengono ritrovati i cadaveri di alcuni lupi mannari. Voi dovete scoprire quanti sono i lupi ritrovati e soprattutto perché sono stati ritrovati soltanto dopo la terza notte, mentre nelle due precedenti non si è avuto alcun ritrovamento.







soluzione (da non leggere prima !!!!!)
Sono tre.
Esistono molte varianti di questo problema (L'isola dei cornuti, L'epidemia nel convento, etc.)

caso 1: se ci fosse 1 solo lupo mannaro saprebbe subito di esserlo perché:
a) non è a conoscenza di altri lupi mannari,
b) si sa che ce n'è almeno uno.
Pertanto il 1° giorno di luna piena si ucciderebbe;

caso 2: se ci fossero 2 lupi mannari, ciascuno di essi conoscerebbe un solo lupo mannaro (l'altro) e non si ucciderebbe il 1° giorno aspettandosi che l'altro lo facesse, come dal caso 1; ma non accadendo ciò, si renderebbe conto di essere lupo mannaro e perciò il 2° giorno di luna piena due uomini si ucciderebbero;

caso 3: se ci fossero 3 lupi mannari, ciascuno di essi conoscerebbe 2 lupi mannari (gli altri) e non si ucciderebbero né il primo giorno di luna piena né il secondo, aspettandosi che tutto funzioni come al caso 2; ma non accadendo ciò, si renderebbero conto di essere lupi mannari e perciò il 3° giorno di luna piena 3 uomini si ucciderebbero;

e così è stato.
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lunedì 14 giugno 2010

Documentario Sui lupi mannari

Pubblico un estratto della puntata di Mistero condotta da Enrico Ruggeri dove si parla di Licantropi. buona visione.




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giovedì 10 giugno 2010

Musiche Mannare : PowerWolf - WereWolf of Armenia




Hallelujah when the moon is up -- hu, ha
We are werewolves, all we need is blood -- hu, ha
Take a silverbullet for your shot -- hu, ha
We're immortal, all we fear is god

Cantus lupus
Agnus totus
We are the werewolves of Armenia
We are the army of the wild

All beware the lycantrophic russ -- hu, ha
Start a prayer, werewolves don't discuss -- hu, ha
Warning from the bible of the beast -- hu, ha
Never trust a werewolf from the east

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Musiche Mannare : Cradle of filth - Dusk And Her Eembrace

Il Crepuscolo E Il Suo Abbraccio

Quando il sole ha versato l’ultima lacrima sul lago senza onde
E le nebbie con facilità lentamente si diffondono
I lupi riuniti in gruppo con le loro inquietanti e dissonanti nuche stanno
In adorazione della luna e di te

“Loro ti chiamano come faccio io….”

E io verrò, come se in sogno
La mia languida, oscura e splendente Regina Malaresian
Di una vendicativa e antica stirpe,
Ornata con pelli di molti nemici
Erishkigal(1), dai capelli corvini,
la tua seduzione infesta il castello in una disperazione erotica
Al lume di una candela posso sentire il tuo odore
Le gambe di porcellana si avviarono e giunsero verso il loro covo
placa la bestia su lenzuola macchiate
Tinte di un rosso soprannaturale proprio quando la sobrietà piange
Eternità notturna
Lei verrà per me


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lunedì 7 giugno 2010

Un romanzo sui lupi mannari: Dove è cominciata.

Dicono che per scrivere un buon romanzo, bisogna raccogliere notizie, studiare un metodo di lavoro, creare personaggi di cui si conosce praticamente tutto, magari questo discorso vale per un bravo scrittore, per me l'importante è raccontare una storia, bella o brutta che sia poco importa, e così pubblico il testo da cui tutto è partito, da qua molto è stato cambiato, rivisto , corretto, però per quello che mi riguarda è stato il momento più bello in assoluto, quando davanti ad un "foglio bianco" venivano fuori , parole, situazioni, pensieri a volte sentimenti.

Rileggendo queste poche pagine, piene di errori, imprecisioni, e orrori vari, mi sono reso conto che nonostante tutto e dopo ore e ore di lavorazione è stata la parte migliore dello scrivere...buona lettura.
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martedì 6 ottobre 2009

Holly’s Caffè

La pioggia era arrivata prima del previsto quell’autunno, se mai qualcuno a Molde avesse avuto la voglia di mettere il naso fuori dalla porta sicuramente ci avrebbe ripensato. Holly puliva il bancone del suo bar con lo sguardo spento dopo una giornata di affari magri e tempo grigio. Il termostato del condizionatore con uno scatto sordo avvertiva che anche la temperatura stava scendendo sotto la madia di quei giorni e il flusso di aria calda comincio ad avvolgere le spalle e pian piano tutto il corpo di Holly. Ebbe un brivido e alzò lo sguardo verso la finestra che dava direttamente sulla piazza. Tirò su le maniche dalla camicia e continuò a tirare avanti e indietro quello straccio logoro e scuro.
“Tempo da cani” pensò, mentre un’altra tazza, la seconda quella sera cadeva sulle assi del pavimento.
Non era stata proprio una bella giornata, e forse neanche il giorno dopo sarebbe stato buono. Ma a Molde andava così, in estate potevi lavorare con i turisti che affollavano le vie del porto e le bancarelle sui moli, poi dovevi aspettare il Natale per rivedere un po’ di vita in giro.
Tirò lo straccio sopra la macchina del caffè, che avrebbe tanto avuto bisogno di una bella pulita, ma forse ancora non era arrivato il suo momento, c’era il pavimento da lavare, i bicchieri del giorno da asciugare e i frigoriferi da riempire.
In quel momento tutto il locale era deserto, non c’era un unico rumore da ascoltare, fatta eccezione per quel dannato condizionatore.
Continuò a riordinare il suo locale con movimenti che ripeteva da anni ormai e che con il passare del tempo erano diventati automatici, ma infondo amava quel momento, poteva pensare a tutto quello che non aveva avuto, a tutti gli errori commessi, e alla volta in cui aveva perso la verginità proprio dietro a quel bancone.
Sentì aprire la porta mentre puliva la macchina per l’espresso, l’unica cosa che gli mancava da fare.
“Come va amico, asciugati le scarpe”
Lo disse cercando un sorriso al di là di quegli occhi che lo fissavano. Holly non ebbe paura, primo perché conosceva quel volto, secondo perché pesava cento chili e difficilmente qualcuno in paese gli faceva il muso duro.
“Caffè?”
L’uomo non rispose, e continuava a guardarlo da dietro quegli occhi vuoti e rabbiosi.
Holly conosceva bene chi gli stava di fronte, lo conosceva da sempre, ma quello che non conosceva era quello sguardo carico di odio e rabbia. Continuò a guardarlo per capire cosa stesse accadendo a quel corpo che cominciava a cambiare.
Ma di colpo la curiosità divenne tensione e la tensione divenne paura, vide i vestiti strapparsi, vide quel viso tirarsi e perdere ogni lineamento umano, vide la pelle cambiare colore e diventare prima grigia poi nera, vide gli occhi accendersi di sangue e lo senti urlare.
Holly avrebbe cercato di togliersi di mezzo, se le gambe avessero risposto, ma rimaneva immobile di fronte a quella bestia. Cerco di spostarsi di lato andando a sbattere sullo scaffale dei liquori che cominciò ad ondeggiare pesantemente. In un momento di lucida pazzia cerco di non far cadere le bottiglie, ne prese addirittura due al volo ma poi non ebbe il tempo di metterle al sicuro. La bestia saltò sul bancone e ruggì, sbuffò vapore dalle narici come un toro che si prepara alla carica.
Holly si mise in ginocchio recitando, o per lo menò cercò di recitare, un’ave Maria, ma il mostro non udiva più le preghiere, il mostro aveva fame e si saziò del corpo e della paura di Holly.

Nel locale tornò il silenzio, e oltre al condizionatore l’unico rumore adesso era la porta spostata dal vento che batteva sul telaio.
Il giorno dopo a Molde, chi ebbe la sfortuna di entrare nel Caffè, trovo i miseri resti di Holly in una pozza di sangue. Un assassino? Un animale impazzito? In tanti anni nessuno aveva mai assistito ad una cosa del genere. Chi era arrivato a Molde? Chi uccideva in questo modo?
Gli abitanti, Lo sceriffo, perfino i bambini si domandarono che cosa si nascondeva nel loro paese, ma nessuno era arrivato dal mare negli ultimi giorni, nessun viso nuovo aveva attirato l’attenzione di qualcuno.
Forse il Male a Molde era sempre esistito e forse adesso aveva deciso di mostrare la sua esistenza.
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venerdì 2 ottobre 2009

Musiche Mannare: POWERWOLF - Bible Of The Beast

Sarà che la germania mi ha sempre affascinato, ma questi tedeschi, complici i testi delle canzoni fanno proprio al caso mio, se cercate canzoni sui lupi mannari qui ne trovate a vagonate. Questo è il loro 3° disco e anche il mio preferito. Su tutto il disco viene stesa una pesantissima patina sinfonica che rende veramente le canzoni sinistre e oscure.

buon ascolto.

Sito web ufficiale http://www.powerwolf.net
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I luoghi di The Dark Moon of Molde

Molde esiste veramente, è un comune della Norvegia, l'ho visitato in passato e ne sono rimasto affascinato. Ma volevo di più, volevo un luogo irraggiungibile, dove cultura e tradizioni fossero rimasti fermi in un epoca e il mondo esterno abbia contaminato poco la vita di questa città. Così ho preso Molde, con le sue vie, le sue case e tutto quello di cui mi ricordavo e l'ho messo in un'isola sopra il circolo polare artico, ho messo boschi (non esistono licantropi senza un bosco che si rispetti secondo me), ho messo laghi, ma soprattutto ho inserito nel mio racconto tutte quelle emozioni che si provano a restare per un lungo inverno senza la luce del sole.
In poche parole mi sono creato un mondo tutto mio, magari non proprio originale, ma sicuramente pieno di fascino oscuro.
Per me Molde stà lì in mezzo al mare gelido nel nord, e da qualche parte esiste veramente.
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giovedì 1 ottobre 2009

Wolfman : il trailer in italiano

Dopo non pochi problemi durante le riprese del film , finalmente il Wolfman di Joe Johnston stà per vedere la luce, intanto un assaggio del film con il trailer in italiano.

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Letture Mannare : Fred Vargas, l'uomo a rovescio

Parto subito con uno dei romanzi che più mi ha entusiasmato, qui la figura del lupo mannaro viene fuori in modo veramente insolito, una bellissima storia, un giallo che si mescola con l'horror, i paesaggi che la vargas descrive in maniera veramente sublime, il classico libro che si legge al volo e appena finito ti viene voglia di rileggerlo.








Le prime pagine


Martedì ci furono quattro pecore sgozzate a Ventebrune, nelle Alpi. E giovedì nove a Pierrefort. - I lupi, -disse un vecchio. - Scendono a valle.
L'altro vuotò il bicchiere, alzò la mano. - Un lupo, Pierrot, un lupo. Una bestia come non ne hai mai viste. Che scende a valle.
I. C'erano due tizi, stesi tra i rovi.
- Cosa ti credi, di insegnarmi il mio mestiere? - bisbigliò il primo.
- Non mi credo niente, - rispose il compagno, un ragazzone con i capelli lunghi e biondi che si chiamava Lawrence.
I due uomini, con il binocolo in pugno, osservavano immobili una coppia di lupi. Erano le dieci del mattino, il sole gli cuoceva la schiena.
- Quel lupo lì è Marcus, - riprese Lawrence. - È tornato.
L'altro scosse il capo. Era un uomo della zona, piccolo, scuro, un po' tignoso. Da sei anni teneva d'occhio i lupi del Mercantour. Si chiamava Jean.
- È Sibellius, - mormorò.
- Sibellius è più grosso. E non ha quel ciuffo giallo intorno al collo.
Jean Mercier, spiazzato, regolò di nuovo il binocolo, mise a fuoco ed esaminò attentamente il lupo maschio che, trecento metri a est.del loro punto di osservazione, girava intorno alla rupe di famiglia levando talora il muso al vento. Erano vicini, troppo vicini, avrebbero fatto meglio a indietreggiare ma Lawrence voleva filmare a tutti Ì costi. Era venuto per questo, per filmare i lupi, poi se ne sarebbe tornato in Canada con il suo reportage. Ma da sei mesi rinviava il ritorno con oscuri pretesti. Per dirla proprio tutta, il canadese aveva messo le tende. Jean Mercier sapeva il perché. Lawrence Donald Johnstone, noto studioso dei grizzly canadesi, aveva perso la testa per un pugno di lupi europei. E non si decideva a dirlo. Del resto, il canadese parlava il meno possibile.
- Tornato in primavera, - mormorò Lawrence. - Messo su famiglia. Ma lei non la inquadro.
- E Proserpine, - bisbigliò Jean Mercier, - la figlia di Janus e Junon, terza generazione.
- Con Marcus.
- Con Marcus, - ammise finalmente Mercier. - E quel che è sicuro è che ci sono dei lupacchiotti nuovi nuovi.
- Bene.
- Benissimo.
- Quanti?
- Troppo presto per dirlo.
Jean Mercier prese qualche appunto su un taccuino appeso alla cintura, bevette dalla borraccia e riprese la propria posizione senza far scricchiolare neppure un fuscello. Lawrence posò il binocolo, si asciugò la faccia. Tirò a sé la cinepresa, e dopo aver messo a fuoco Marcus l'avviò sorridendo. Aveva passato quindici anni della sua vita tra Ì grizzly, i caribù e i lupi del Canada, a percorrere da solo le immense riserve, a osservare, annotare, filmare, dando talora una mano ai suoi amici selvatici più vecchi. Non esattamente dei mattacchioni. Una vecchia femmina di grizzly, Joan, gli veniva incontro a capo chino per farsi grattare la pelliccia. E Lawrence non immaginava che la povera Europa, striminzita, devastata e ammansila, avesse qualcosa di decente da offrirgli. Aveva accettato quella missione-reportage nel massiccio del Mercantour con molta riluttanza, tanto per.
E invece aveva finito per mettere radici in quell'angolo di montagna, rimandando il ritorno. In poche parole, temporeggiava. Temporeggiava per i lupi europei e il loro misero manto grigio, parenti poveri e ansanti degli animali folti e chiari dell'Artico e che meritavano, secondo lui, tutto il suo affetto. Temporeggiava per i nugoli di insetti, per il sudore a fiumi, per la macchia carbonizzata, per il calore crepitante delle terre mediterranee. - E aspetta, non hai ancora visto niente, - gli diceva Jean Mercier in tono un po' sentenzioso, con l'espressione orgogliosa degli habitué, di quelli stracotti, dei sopravvissuti dell'avventura solare. - Siamo solo a giugno.
E poi temporeggiava per Camille.
Da quelle parti dicevano «piantare le tende».
- Non è un rimprovero, - gli aveva detto Jean Mercier in tono solenne, - è solo perché tu lo sappia: hai piantato le tende. – Be’, adesso lo so, - aveva risposto Lawrence.
Lawrence spense la cinepresa, la posò delicatamente sulla sua borsa, la copri con un panno bianco. Il giovane Marcus era sparito verso nord.
- A caccia prima del grande caldo, - commentò Jean.
Lawrence si spruzzò la faccia, inumidì il cappellino, bevette una dozzina di sorsi. Dio santo, che sole. Mai visto un inferno simile.
- Almeno tre lupacchiotti, - mormorò Jean.
- Sto cuocendo, - disse Lawrence con una smorfia, passandosi la mano sulla schiena.
- Aspetta. Non hai ancora visto niente.

© 2006, Giulio Einaudi editore

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mercoledì 30 settembre 2009

Una Storia di Lupi Mannari

Chi mi conosce sa perfettamente che non sono uno scrittore, anzi non ho mai scritto nulla di così lungo, ne mi sono mai invischiato in un progetto a lunga scadenza come questo. Se ho scritto questa storia l'ho fatto per raccontarmi qualcosa che le mie orecchie volevano sentirsi dire a tutti i costi. La figura del lupo mannaro è, da sempre, per me la più affascinante. Non amo particolarmente i vampiri e gli zombi non li ho mai sopportati. Per quanto abbia letto e riletto storie, libri e racconti sui lupi mannari non me ne sono mai stancato, il buio, la luna piena, gli ululati rappresentano un sentiero per me sempre ricco di emozioni e fascino. Il lupo mannaro non ha certo il fascino seducente di un vampiro, un lupo mannaro uccide e basta , a volte viene raccontato come una bestia accecata dalla ferocia più profonda a volte è visto come un essere mitologico metodico e scaltro.
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